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| Offida |
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| Written by Cristina Petrelli | |
| Last Updated ( mercoledì, 02 luglio 2008 ) |
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There are no translations available Nel carattere orgoglioso e tenace della propria gente, Offida esprime il suo lato più autentico. Adagiata su una collina, tra le valli del Tronto e del Tesino, la città conserva ancora parte dell'antica cinta muraria, con il Torrione semicircolare opera di Baccio Pontelli (1450 - 1492), che segna l'ingresso al centro storico. Seguendo il tracciato del Corso, si ha modo di osservare edifici tra i più interessanti dell'intera Provincia: dalle facciate decorate in terracotta delle case databili al sec. XIII fino alle deliziose palazzine in stile Liberty. Sulla piazza principale affacciano il Palazzo Comunale caratterizzato dall'elegante loggia porticata, all'interno del quale è ospitato lo splendido Teatro ottocentesco, la Collegiata di S. Maria Assunta arricchita da delicati stucchi, che conserva la miracolosa immagine della Madonna del Palio, e il cinquecentesco Palazzo Mercolini-Tinelli. L'impianto triangolare di piazza del Popolo, con aperture impreviste, consente scorci sulle chiese di Sant'Antonio Abate e dell'Addolorata e sul convento di Sant'Agostino. In questa chiesa, nella cappella del Miracolo Eucaristico, si conserva l'ostia sacra del Miracolo di Lanciano, del 1273, in un prezioso reliquiario che viene esposto solo nel giorno della Croce Santa, il 3 maggio, con il coinvolgimento dell'intera cittadina. Santa Maria della Rocca Superato l'antico convento di San Marco si arriva alla chiesa, d'origine benedettina, di Santa Maria della Rocca, che con la sua collocazione, a picco su una rupe, offre uno spettacolo suggestivo. Esempio di architettura romanico-gotica, con le slanciate absidi poligonali, la costruzione è formata da due chiese sovrapposte. In quella inferiore, con volte a crociera sorrette da numerose colonne, è conservata un'estesa decorazione ad affresco che ha consentito l'individuazione di un artista di rilievo del panorama del Trecento ascolano, che da questo ciclo pittorico ha preso il nome di Maestro di Offida. Nel suo complesso, questa cittadina offre un centro storico di rilevante interesse in cui, oltre agli edifici menzionati, meritano attenzione anche l'Ospedale Civico, progettato da Pietro Maggi nel 1796, il convento dei Cappuccini dove si venera il corpo del Beato Bernardo (1604-1694) e l'ex convento di San Francesco, oggi sede dell'Enoteca Regionale Vinea. I vini Una delle vie che conducono a Offida prende il nome di "Strada del Rosso Piceno Superiore". Di fatto, la cittadina ascolana, si trova al centro di un'area ristretta di produzione di questo tipo di vino che è simile, ma differente, rispetto al più diffuso Rosso Piceno. Un aspetto che lascia intuire quanto Offida sia rinomata per i propri vini tanto da ospitare ogni anno, nei primi giorni di settembre, un'importante mostra mercato del vino, "Di Vino in Vino", giunta alla sedicesima edizione. Tra i Rossi, oltre al Rosso Piceno Superiore, di particolare qualità è l'Offida Rosso, mentre tra i Bianchi, insieme al Falerio dei colli ascolani, vengono prodotti la Passerina e il Pecorino da vitigni autoctoni. Ufid s' spenn' puoc e se magn bbe' Nell'enogastronomia, dunque, Offida occupa un posto di tutto rilievo, vantando anche una ricca tradizione culinaria. Tra i primi vale la pena di citare i Taccù, una pasta di acqua e farina in un brodo di pomodoro e pancetta; tra i secondi il Pollo 'ngip e 'ngiap, uno spezzatino con olive, pomodori e peperoni, e il Chichiripieno, una pizza rustica farcita con tonno e sottaceti. Tra di dolci, un posto particolare occupano i Funghetti di Offida nelle due varianti teneri e duri, dolcetti con farina, zucchero e anice e, oltre al Serpente a base di frutta secca tipico delle Monache Benedettine, vi sono tutta una serie di dolci legati al Carnevale come i ravioli di castagne fritti, i ravioli dolci di ricotta lessati e spolverati di cannella e gli stortì, biscotti secchi con le mandorle che si servono con il vino cotto. Carnevale storico Radicata nell'animo degli offidani è la tradizione del Carnevale, che viene vissuta in modo estremamente coinvolgente. Dal 17 gennaio Offida sembra regolarsi su un tempo suo proprio. Il momento più atteso è nel pomeriggio del venerdì di Carnevale con l'uscita de "Lu bov fint". L'uso di un bue finto, rivestito di stoffa con il muso tridimensionale in vetroresina e le corna e la coda veri, è relativamente recente, infatti, ancora nel 1819 veniva utilizzato un animale vivo. Il bue inizia la sua folle corsa per le vie del paese, portato da due uomini, accompagnato da tanta gente e tantissimo vino, fino alla mattanza finale davanti al Palazzo Comunale. L'abito tipico del Carnevale offidano "Lu guazzarò", una sorta di ampia tunica usata anticamente dai contadini come abito da lavoro, è indossato anche da "I Vlurd". Nell'ultimo giorno di Carnevale, all'imbrunire, gli uomini trasportano alte fascine di canne incendiate in giro per il paese, fino a gettarle in un grande rogo sulla piazza centrale. Un fuoco che, con il suo bruciare, simboleggia la fine di ogni festeggiamento. Serpente Aureo Tradizioni antiche che per la gente di Offida sono ancora vive ed attuali. Un senso di appartenenza vissuto con orgoglio, che si trova espresso anche nella dedicazione della via principale e del Teatro al Serpente Aureo. A questa misteriosa divinità, forse appartenente a una civiltà di orgine pelasgica, si fa risalire l'origine della città. Dal culto del sacro Serpente, in greco Ophis, deriverebbe il nome di Offida. Nella sezione archeologica del Museo restano preziose tracce dei primi insediamenti umani in questo territorio. Reperti che provengono dagli scavi effettuati da Guglielmo Allevi (1834-1896), a cui il Museo è dedicato. Il Polo Museale di Offida, inserito nella rete museipiceni.it, è ospitato nel Palazzo De Castellotti e conserva anche una Quadreria, una parte relativa alle Tradizioni Popolari e una sezione dedicata esclusivamente al Merletto a Tombolo. Questo è un delicato pizzo lavorato pazientemente dalle donne del paese, chiamate "merlettaie", che si fa risalire al 1476. Una preziosa forma di artigianato, nata dalle abili mani delle offidane sedute davanti all'uscio di casa, a cui è stato dedicato un monumento realizzato dall'artista Aldo Sergiacomi, nel 1983, che accoglie il visitatore all'ingresso del paese. Dell'importante scultore offidano è possibile visitare il laboratorio che, dopo la sua morte avvenuta nel 1994, è stato trasformato in Museo.
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